Categoria: | Il canto dell'ulivo |
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La ballata degli affumicati
10,00 €
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Quando e perché è stato costruito Castel del Monte? Perché su quella collina? Era davvero privo di difese? È vero che esisteva già in età normanna, prima ancora che Federico II nascesse? Questioni e domande aperte su cui ridiscutere documenti alla mano, non misteri o enigmi da svelare. Questo libro non ha l’ambizione di proporsi come “manuale di resistenza” contro le mirabolanti invenzioni della divulgazione magico-esoterica e del Medioevo neotemplare, con i loro illusori richiami alla piramide di Cheope, ai percorsi iniziatici, al santo Graal. Più semplicemente, indicati i limiti di teorie incongrue e improbabili, esso vuole recuperare l’originaria identità di Castel del Monte: un castello medievale dalle funzioni polivalenti, un maniero, da leggere all’interno dell’organico sistema castellare realizzato dallo svevo per governare il territorio, e da analizzare nei rapporti comunicazionali con i principali castelli della zona, Barletta, Canosa, Trani, ma anche Andria, Ruvo, Corato, Terlizzi, Bari, Gravina, il Garagnone.
Gli anni Settanta sono stati in Italia anni di crisi del sistema centrale e favorevoli allo sviluppo dell'economia periferica.
Essi vanno visti come una congiuntura utile alla comprensione dello stato di salute che caratterizza agli inizi degli anni Ottanta le diverse regioni economiche del Mezzogiorno, mentre è invece accaduto che le dinamiche di quegli anni siano state utilizzate a favore di tesi che, come quelle della Fondazione Merloni sulla via adriatica, miravano a liquidare l'annosa questione.
La Puglia è stata forse la regione più utilizzata per questo esercizio interessato. Il volume raccoglie una serie di saggi che si sforzano di fornire una lettura più attenta della Puglia e dei suoi problemi. Si tratta di pagine che hanno alimentato sia la ricerca che la discussione che si è svolta e che si svolge nella regione inserendosi agevolmente nel dibattito in corso sul Mezzogiorno.
L'attuale fase di grave disagio che interessa la provincia di Foggia ha radici e caratteristiche profonde e di lungo periodo. Per comprovare tale ipotesi, utilizzando una molteplicità di indicatori e dati spesso inediti, il volume propone una analisi delle linee e delle tendenze del sistema produttivo della Capitanata nel corso della sua evoluzione, a partire dagli anni Settanta.
Ciò permette di verificare fino a che punto la situazione della provincia di Foggia sia assimilabile a quella della Puglia e del Mezzogiorno.
Lo scopo del volume è di approfondire la conoscenza della base produttiva, di individuare i “noccioli duri”, di avanzare ipotesi di intervento. Uno sforzo, dunque, per individuare le scelte cui affidare la ripresa economica, l'aumento della domanda di lavoro, in altre parole uno sviluppo duraturo, stabile e socialmente accettabile.
L'opinione affermata a conclusione del lavoro è che risulta indispensabile un intervento rivolto ad una accumulazione, fondata sulle risorse locali, indirizzata ad una integrazione tra agricoltura, industria e servizi e fra questi e il territorio. La proposta è di fare, della provincia di Foggia e dell'intero Mezzogiorno, non già un vincolo bensì un'occasione di sviluppo per l'intero Paese.
Sorretto dal costante appoggio delle varie fonti storiche, archeologiche, antiquarie e letterarie, peraltro vagliate alla luce della più competente critica specialistica, il volume presenta una rassegna, presumibilmente completa, dei vincitori nelle principali manifestazioni agonistiche della Grecia antica, provenienti dalle regioni dell’Italia Meridionale e dalla Sicilia.
Registrati sotto il nome delle rispettive città di provenienza, sono così raccolti in un ideale albo d’oro corredato, ove possibile, di dati biografici, oscuri personaggi noti solo per il nome e i protagonisti di alcune fra le più memorabili performances, spesso leggendarie e non solo atletiche, compiute a Olimpia, Delfi, Nemea e sull’Istmo di Corinto, prima dell’età ellenistica e oltre.
Analizzando le strategie aziendali in atto, i rapporti esistenti tra le imprese e l'ambiente sterno, la ricerca mostra come l'A.S.I. di Bari non possa essere definita un'area-sistema e che in essa sono in atto processi molto differenziati, influenzati più che dal tipo di proprietà dalle strutture interne: per le imprese-impianto la sopravvivenza è spesso l'unica strategia possibile, per le imprese-sistema è invece più facile produrre innovazione e sviluppo.
Dall'analisi di un polo industriale viene dunque una conferma che la crescita dei processi di industrializzazione non può solo fondarsi sui “trapianti” ma ha bisogno di una estesa divisione del lavoro tra le imprese e della creazione di sinergie tra queste e l'ambiente esterno.
Uno sforzo di individuare alcune questioni strategiche per lo sviluppo socio-economico della Puglia. Un'analisi che, con attenzione al ruolo storico e attuale del comparto agricolo, e alle sue recenti trasformazioni, ripercorre anni di tentata programmazione dell'Ente Regione. Un contributo che stimola riflessioni non scontate sul futuro del regionalismo e dei sistemi locali.
A cura di Raffaele Licinio
Prodotto maturo della vigorosa capacità centralizzatrice di Federico II, ma con radici che affondano sin nell’età normanna, l’apparato burocratico periferico del regno conosce con Carlo I d’Angiò un’organizzazione ancor più capillare, che nella continuità con la tradizione sveva presenta elementi spesso sottovalutati di efficienza. Nella Puglia del secolo XIII, chi gestiva, e come, la fitta rete di castelli, foreste e masserie del demanio regio? Quale era la provenienza etnica e sociale dei responsabili di settori tra i più complessi e delicati della macchina burocratica, come venivano nominati, con quali compiti e con quali forme di controllo? E con quali problemi e interessi dovevano misurarsi nella pratica quotidiana? Indagando su funzioni e competenze della burocrazia periferica, il volume intende verificare la natura e l’ampiezza delle contraddizioni e dei conflitti nella gestione del territorio, fornendo anche, con l’esame di una poco nota ma significativa emergenza monumentale di Capitanata, un ulteriore contributo alla lettura multidisciplinare delle sue strutture.
I fenomeni e le tendenze che hanno interessato le campagne pugliesi tra Duecento e Quattrocento, determinando il passaggio da un’economia rurale essenzialmente agricolo-pastorale ad una di segno opposto, caratterizzata dal prevalere dell’allevamento e della pastorizia transumante sulle pratiche colturali, sono al centro dell’analisi di questo volume. All’interno di questo processo, vengono qui ricostruite le caratteristiche e l’evoluzione del paesaggio agrario pugliese (la cerealicoltura, i vigneti e gli oliveti, gli orti e i frutteti, l’uso del bosco e delle acque, il ruolo dell’allevamento, le tecniche colturali e gli strumenti di lavoro), e le trasformazioni che vi hanno prodotto la dialettica degli interessi politici, sociali ed economici (il paesaggio sociale). Ne risulta un quadro ampio ed estremamente articolato delle capacità produttive del territorio regionale e, in definitiva, del rapporto tra uomini e terre in Puglia negli ultimi secoli del medioevo.
Ristampa dell’edizione originale, con l’aggiunta di un Indice dei nomi e della Presentazione di Giovanni Cherubini.
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