Categoria: | Il canto dell'ulivo |
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La ballata degli affumicati
10,00 €
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Sorretto dal costante appoggio delle varie fonti storiche, archeologiche, antiquarie e letterarie, peraltro vagliate alla luce della più competente critica specialistica, il volume presenta una rassegna, presumibilmente completa, dei vincitori nelle principali manifestazioni agonistiche della Grecia antica, provenienti dalle regioni dell’Italia Meridionale e dalla Sicilia.
Registrati sotto il nome delle rispettive città di provenienza, sono così raccolti in un ideale albo d’oro corredato, ove possibile, di dati biografici, oscuri personaggi noti solo per il nome e i protagonisti di alcune fra le più memorabili performances, spesso leggendarie e non solo atletiche, compiute a Olimpia, Delfi, Nemea e sull’Istmo di Corinto, prima dell’età ellenistica e oltre.
Il partito fascista è al centro di una rete di mediazioni e di politiche assistenziali che lo collocano al di là delle formazioni politiche di tipo “liberale”. Spinto dalla necessità di governare la scomposizione degli interessi e la nascente insubordinazione sociale prodotti dall'impatto della “grande crisi” sulla società italiana, il partito fascista assume connotazioni “assistenziali”, che sostanziano le sue caratteristiche di moderno partito reazionario di massa. La scelta in direzione di uno Stato assistenziale risulta tuttavia vanificata dall'impossibilità di mettere in discussione le radici di classe su cui il regime si era fondato.
La Puglia, dove la disarticolazione degli interessi fra le classi dominanti e la protesta sociale assumono caratteri di particolare acutezza, risulta da questo punto di vista un osservatorio interessante di processi che certamente travalicano l'ambito locale.
A cura di Raffaele Licinio
Prodotto maturo della vigorosa capacità centralizzatrice di Federico II, ma con radici che affondano sin nell’età normanna, l’apparato burocratico periferico del regno conosce con Carlo I d’Angiò un’organizzazione ancor più capillare, che nella continuità con la tradizione sveva presenta elementi spesso sottovalutati di efficienza. Nella Puglia del secolo XIII, chi gestiva, e come, la fitta rete di castelli, foreste e masserie del demanio regio? Quale era la provenienza etnica e sociale dei responsabili di settori tra i più complessi e delicati della macchina burocratica, come venivano nominati, con quali compiti e con quali forme di controllo? E con quali problemi e interessi dovevano misurarsi nella pratica quotidiana? Indagando su funzioni e competenze della burocrazia periferica, il volume intende verificare la natura e l’ampiezza delle contraddizioni e dei conflitti nella gestione del territorio, fornendo anche, con l’esame di una poco nota ma significativa emergenza monumentale di Capitanata, un ulteriore contributo alla lettura multidisciplinare delle sue strutture.
Quando e perché è stato costruito Castel del Monte? Perché su quella collina? Era davvero privo di difese? È vero che esisteva già in età normanna, prima ancora che Federico II nascesse? Questioni e domande aperte su cui ridiscutere documenti alla mano, non misteri o enigmi da svelare. Questo libro non ha l’ambizione di proporsi come “manuale di resistenza” contro le mirabolanti invenzioni della divulgazione magico-esoterica e del Medioevo neotemplare, con i loro illusori richiami alla piramide di Cheope, ai percorsi iniziatici, al santo Graal. Più semplicemente, indicati i limiti di teorie incongrue e improbabili, esso vuole recuperare l’originaria identità di Castel del Monte: un castello medievale dalle funzioni polivalenti, un maniero, da leggere all’interno dell’organico sistema castellare realizzato dallo svevo per governare il territorio, e da analizzare nei rapporti comunicazionali con i principali castelli della zona, Barletta, Canosa, Trani, ma anche Andria, Ruvo, Corato, Terlizzi, Bari, Gravina, il Garagnone.
I fenomeni e le tendenze che hanno interessato le campagne pugliesi tra Duecento e Quattrocento, determinando il passaggio da un’economia rurale essenzialmente agricolo-pastorale ad una di segno opposto, caratterizzata dal prevalere dell’allevamento e della pastorizia transumante sulle pratiche colturali, sono al centro dell’analisi di questo volume. All’interno di questo processo, vengono qui ricostruite le caratteristiche e l’evoluzione del paesaggio agrario pugliese (la cerealicoltura, i vigneti e gli oliveti, gli orti e i frutteti, l’uso del bosco e delle acque, il ruolo dell’allevamento, le tecniche colturali e gli strumenti di lavoro), e le trasformazioni che vi hanno prodotto la dialettica degli interessi politici, sociali ed economici (il paesaggio sociale). Ne risulta un quadro ampio ed estremamente articolato delle capacità produttive del territorio regionale e, in definitiva, del rapporto tra uomini e terre in Puglia negli ultimi secoli del medioevo.
Ristampa dell’edizione originale, con l’aggiunta di un Indice dei nomi e della Presentazione di Giovanni Cherubini.
L’opuscolo storico-geografico sul Salento, fra gli scritti più noti dell’umanista di Galatone (1444-1517), fu composto intorno al 1511 dietro sollecitazione del conte di Cariati Giovanni Battista Spinelli, un diplomatico della corte napoletana passato dal servizio degli Aragonesi a quello di Ferdinando il Cattolico. Sviluppato sulla falsariga della descrizione dello stesso territorio effettuata da autorevoli geografi dell’antichità (Strabone, Plinio il Vecchio, Claudio Tolomeo), la integra tuttavia con dati recenti e più pertinenti alla realtà contemporanea, alternando al rimpianto per la trascorsa grandezza del passato magnogreco delle singole località recensite, l’esecrazione per la progressiva evanescenza anche del patrimonio culturale classico che in esse fino allora si è, pur faticosamente, conservato. Ne emerge, insieme ad una puntigliosa indagine sul passato più fulgido della Iapigia, anche una fiera e patriottica esaltazione delle lontane origini greche dell’autore, rivendicate di contro all’italianità, mediocre e fin troppo acquiescente verso le potenze straniere, espressa ai rispettivi livelli dal potere civile ed ecclesiastico del tempo, al quale il volumetto non lesina il suo sarcasmo.
Uno sforzo di individuare alcune questioni strategiche per lo sviluppo socio-economico della Puglia. Un'analisi che, con attenzione al ruolo storico e attuale del comparto agricolo, e alle sue recenti trasformazioni, ripercorre anni di tentata programmazione dell'Ente Regione. Un contributo che stimola riflessioni non scontate sul futuro del regionalismo e dei sistemi locali.
L'attuale fase di grave disagio che interessa la provincia di Foggia ha radici e caratteristiche profonde e di lungo periodo. Per comprovare tale ipotesi, utilizzando una molteplicità di indicatori e dati spesso inediti, il volume propone una analisi delle linee e delle tendenze del sistema produttivo della Capitanata nel corso della sua evoluzione, a partire dagli anni Settanta.
Ciò permette di verificare fino a che punto la situazione della provincia di Foggia sia assimilabile a quella della Puglia e del Mezzogiorno.
Lo scopo del volume è di approfondire la conoscenza della base produttiva, di individuare i “noccioli duri”, di avanzare ipotesi di intervento. Uno sforzo, dunque, per individuare le scelte cui affidare la ripresa economica, l'aumento della domanda di lavoro, in altre parole uno sviluppo duraturo, stabile e socialmente accettabile.
L'opinione affermata a conclusione del lavoro è che risulta indispensabile un intervento rivolto ad una accumulazione, fondata sulle risorse locali, indirizzata ad una integrazione tra agricoltura, industria e servizi e fra questi e il territorio. La proposta è di fare, della provincia di Foggia e dell'intero Mezzogiorno, non già un vincolo bensì un'occasione di sviluppo per l'intero Paese.
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