Categoria: | Percorsi di "Teca" |
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Il cinema di Domenico Paolella
15,00 €
A cura di Alfonso Marrese.
Categoria: | Percorsi di "Teca" |
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Idillio infranto è un film muto prodotto nel 1931 in Puglia e mai distribuito su scala nazionale. Dopo decenni di silenzio, la pellicola nel 1986 viene tirata fuori da una cassapanca e da quel momento iniziano varie operazioni di preservazione, recupero e valorizzazione, compresa la sonorizzazione. La storia di queste appassionate operazioni è di per sé un capitolo eccezionale della “voglia di memoria” espressa dalla società pugliese e del desiderio di fare del film una vera e propria icona dell’identità regionale. Teca del Mediterraneo nel 2008, in partnership con la Cineteca Nazionale di Roma, promuove il rigoroso restauro digitale del film dotandolo di una nuova colonna sonora, con musiche e testi originali di Nico Girasole, impegnandosi in uno sforzo di tipo industriale per l’ampiezza delle compagini orchestrale e vocale poste in campo.
Questo volume sull’opera del regista Emidio Greco (Leporano, 1938 – Roma, 2012) fa parte della sezione di studi storico-critici sul cinema compresi nella collana Percorsi di “Teca”, patrocinata dalla Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia. La sezione si propone di analizzare l’attività dei cineasti pugliesi sul cui lavoro ci sono poche testimonianze.
Gemma Lanzo, laureata alla University of East London in Visual Theories: Film History, dopo un Master in Multimedia: Production, Cultures and Theories lavora nel campo dei media nella città di Londra. Nel 2009 fonda Gemma Lanzo Editore e crea “Moviement – pubblicazione di cultura cinematografica” di cui è anche condirettore editoriale. È membro del Consiglio Nazionale del SNCCI, membro FIPRESCI ed è iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Puglia. Ha contribuito a vari volumi collettanei sul cinema e collabora con alcune testate giornalistiche nazionali. È inoltre, tra i soci fondatori della società MAS – Modern Apulian Style che opera nell’ambito dell’architettura e del design ecosostenibile sul territorio pugliese.
Thomas Sgovio, sopravvissuto a Kolyma, l’inferno di ghiaccio dei campi di lavoro forzato sovietici, ricostruisce in questo libro la sua storia che affonda le radici nella Puglia dei primi anni del Novecento, quando i suoi genitori decisero di cercare un avvenire migliore in un’America che sembrava accogliere le speranze di tanti emigranti.
Dopo la crisi del 1929 la sua famiglia fu costretta a migrare nuovamente, per effetto del clima di intolleranza in atto negli Stati Uniti verso gli italiani che aderivano ai sindacati ed ai partiti di sinistra. Sulla scia del capofamiglia, il giovane Thomas attraversò l’Atlantico e raggiunse Mosca dove, in poco tempo, si trovò coinvolto, insieme al padre ed a molti altri italiani ed immigrati di altre nazionalità, nell’infernale ingranaggio del sistema concentrazionario staliniano.
Questo singolare viaggio prende avvio da Buffalo, centro commerciale e industriale dello Stato di New York, alla confluenza dei Grandi Laghi, e si conclude nella stessa città, nei primi anni Sessanta con il ritorno del protagonista, dopo una lunga e drammatica detenzione in un Gulag della Siberia Orientale.
L’autore, scomparso nel 1997 all’età di 80 anni, racconta le vicende allucinanti dell’arresto, della deportazione verso la città di Magadan e dell’internamento, gettando nuova luce sul destino tragico di tanti emigrati politici, finiti nel sistema repressivo del comunismo sovietico, che mandò in frantumi le aspettative di milioni di individui, fermamente convinti di poter realizzare una società più libera e giusta.
Nel film di Pupi Avati La seconda notte di nozze, ambientato nell’Italia degli anni Quaranta, c’è un personaggio dal sorriso magnetico e gli atteggiamenti da guascone, attore protagonista di una pellicola di successo: il giallo d’azione Spie fra le eliche. I modi di fare di questo personaggio e la stravaganza del titolo della pellicola di cui è protagonista lo rendono una simpatica quanto improbabile macchietta che pochi sospetterebbero essere, invece, un raffinato omaggio di Avati ad un divo dimenticato dell’Italia di quei lontani anni: Enzo Fiermonte. Pugliese di nascita, ma romano d’adozione, Fiermonte fu attore di cinema, e prima ancora campione di pugilato; ma fu, nondimeno, gran seduttore e amante di sfide impossibili. Lo chiamavano “il Valentino del ring” e di lui s’innamorò perdutamente una delle donne più ricche al mondo, l’americana Madeleine Astor Dick, famosa oltreoceano per essere sopravvissuta alla tragedia del Titanic. Per Madeleine e per gli agi dei milionari, Fiermonte appese i guantoni al chiodo quando era ormai ad un passo dal battersi per il titolo di campione del mondo; poi ci ripensò, tornò sul ring, e tutto il mondo parlò di lui. Ma quello fu soltanto uno degli episodi avvincenti e rocamboleschi che segnarono la sua esistenza. Ne collezionò tanti e tutti clamorosi, al punto che a Hollywood, in più di un’occasione, si è pensato di realizzare un film sulla sua vita.
Non c’era nessuna signora a quel tavolo (DVD) è il racconto di una vita al cinema e per il cinema. È la storia di Cecilia Mangini documentarista, fotografa, intellettuale che ha raccontato con i suoi film trent’anni di storia del nostro paese. Nel documentario di Barletti e Conte, riprendono vita le immagini di un’Italia solo apparentemente lontana nel tempo: quella del nascente boom economico, con le sue lacerazioni, i suoi drammi e la sua vitalità. Un pezzo di storia del nostro paese visto attraverso l’obbiettivo di una delle protagoniste della stagione più ricca del cinema e della cultura italiana.
Questo volume sull’opera del regista Giorgio Pàstina (Andria 1905 – Roma 1956), fa parte della sezione di studi storico-critici sul cinema compresi nella collana “Percorsi di Teca”, patrocinata dalla Biblioteca del Consiglio Regionale della Puglia. La sezione si propone di analizzare l’attività dei cineasti pugliesi sul cui lavoro ci sono poche testimonianze.
Volume a cura di Vito Attolini.
Italia. Seconda metà degli anni Cinquanta. Non molto tempo è trascorso dalla fine della seconda guerra mondiale eppure le ferite e le distruzioni del conflitto iniziano ad essere un ricordo. Il cambiamento si respira nell’aria. Il benessere sembra finalmente alla portata di tutti e gli spensierati anni del boom economico sono alle porte.
A raccontare, con spirito critico, quella stagione così ricca di avvenimenti, tensioni, cambiamenti, c’è un piccolo gruppo di registi cinematografici che fanno del documentario un vero e proprio strumento di appassionata lotta culturale e sociale. Cecilia Mangini è una di questi. Sempre testarda, orgogliosamente anticonformista, la regista pugliese ha contribuito, nel corso della sua carriera, a costruire al cinema il ritratto di un’Italia diversa da quella dei racconti ufficiali; di un mondo che scompariva, incapace di resistere all’avanzata del progresso, ma che aveva ancora “qualcosa da dire”. Quelle cose che ancora oggi il cinema di Cecilia Mangini, non solo preziosa testimonianza di un mondo ormai lontano nel tempo, dimostra di poter offrire a chi ha a cuore il racconto del presente.
La Puglia ha rivestito un ruolo cospicuo e continuativo nella storia del melodramma grazie ad una serie di operisti – artisti o artigiani, celebri o misconosciuti – che questo libro intende valorizzare attraverso sintesi critiche e bibliografie aggiornate. Operisti di Puglia si propone infatti come uno strumento di consultazione, un libro destinato a generare altri libri, confezionato per la riscoperta di un prezioso patrimonio identitario troppo spesso ignorato. Il primo volume dell’opera – Operisti di Puglia. Dalle origini al Settecento – è stato pubblicato nel 2009. Questo secondo volume completa la ricerca proponendosi come una “miniera critica” destinata a favorire nuove investigazioni.
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